Alla Dal Colle la squadra vincente è la famiglia

Alla Dal Colle la squadra vincente è la famiglia

Per dieci anni abbiamo lavorato tutti assieme. È stato il periodo più bello della mia vita». Egidio Dal Colle, patròn dell’azienda dolciaria di Colognola ai Colli, oggi si dedica alla sua grande passione: il vino. E ringrazia i figli per questo: «Il regalo me l’hanno fatto loro, donandomi il tempo libero che mi serve per curare i vigneti».

Ma se si pensa che il passaggio generazionale è un momento critico per le aziende, una svolta carica di incertezze che rischia di far naufragare anche i gruppi più solidi e strutturati, l’esempio della Dal Colle è magico. Perché non solo il passaggio non è stato traumatico per l’attività aziendale, ma ha coronato di emozioni inaspettate l’amore familiare, e ha aperto l’impresa a nuove sfide, a un cammino che prima non c’era.

La seconda «Serata di Marca 2016» organizzata da Confindustria Verona (il primo appuntamento fu quello di due settimane fa alle Fonderie Zanardi di Minerbe) ha dato spazio agli affetti: Egidio Dal Colle e i figli Alvise e Beatrice hanno raccontato se stessi, la propria azienda, i sogni, la storia, gli inciampi, e la forza del legame che li unisce. «Non esistono squadre perfette», ha rivelato Beatrice, «ma noi siamo una squadra invincibile».

E questa invincibilità ha origine nella naturalezza con cui il cammino intrapreso da Egidio fin da ragazzo, a un certo punto ha trovato nei figli la degna prosecuzione.

Ecco perché quello che sorprende della Dal Colle non sono tanto i 120 anni di storia già compiuta, ma lo slancio con cui l’azienda si proietta nel futuro.

LE ORIGINI. Fondata nel 1896 da «nonno Egidio», la Dal Colle inizialmente era un piccolo pastificio con sede a Cellore d’Illasi. «Il ceppo di lievito madre lavorato da mio nonno» fa sapere il patròn Egidio «è utilizzato ancora oggi dalla Dal Colle spa. È un lievito che esalta i profumi delle materie prime e ne aumenta la digeribilità». Nel riassumere le grandi svolte della propria vita, Egidio inizia da quando aveva 21 anni: «Eravamo all’inizio degli anni Sessanta e io presi in carica il laboratorio. Di fatto quello fu il primo cambio generazionale della mia vita».

Dopo un’esperienza in un’azienda esterna a Milano, a 29 anni Egidio si sposa e da lì in poi ha inizio la crescita della Dal Colle: il trasferimento da Cellore d’Illasi a Colognola ai Colli, «dove da poco passava l’autostrada», e l’installazione degli impianti automatici «per la produzione di pandoro, panettone e merendine lievitate».

LA NASCITA DELL’OSTRICA. «Le merende» racconta Egidio «le immaginai per diversificare la produzione ed evitare di concentrare tutto nei picchi stagionali. Inoltre mi inventai le torte da vendere prima del Natale. Oggi» avverte «quella mia intuizione è diventata il cosiddetto mercato della pre-ricorrenza, ma all’epoca non esisteva. Risale ad allora l’invenzione di uno dei nostri prodotti di punta: l’ostrica».

Tuttavia il meglio deve ancora arrivare: «I miei figli studiavano» racconta il patròn «e a un certo punto, di loro iniziativa, mi chiesero di entrare in azienda». Da lì ha inizio il «periodo più bello della vita», culminato nel 2005 quando Alvise e Beatrice diventano i nuovi amministratori delegati della Dal Colle spa. Una svolta che per i diretti interessati era carica di rischi. «Io sono entrata in azienda nel 1998» racconta Beatrice «e prima avevo fatto Giurisprudenza e pensavo di fare l’avvocato, ma mi sono innamorata di questo mondo e non ci sono più uscita». Il fratello Alvise nel frattempo era già attivo in produzione e per i due è naturale dividersi i ruoli: l’uno a curare macchinari e ricette, l’altra a presidiare la parte amministrativa e commerciale.

Nel 1998 la Dal Colle fatturava 37 miliardi di vecchie lire. Nel 2003 vengono eseguiti importanti lavori e le linee produttive diventano sei: due per la ricorrenza, tre per le merendine e un laboratorio di pasticceria surgelata. «Nel 2005» dice Beatrice «mio padre ci ha consegnato un gruppo da 25 milioni di fatturato, e all’epoca solo lui sapeva che saremmo stati capaci di portarlo avanti». Ma ciò che i fratelli Alvise e Beatrice sapevano, è che l’azienda andava rinnovata.

IL RINNOVAMENTO. Così cambiarono il colore grafico della Dal Colle passando dal rosa al rosso vivo ed elaborarono un nuovo confezionamento: il cubo. «Dopo sette anni di cubo» racconta Beatrice «abbiamo fatto marcia indietro e siamo tornati agli imballaggi tradizionali, perché nel pandoro e nei panettoni il cliente vuole la tradizione e rifiuta le novità troppo forti. Però non siamo pentiti, perché con quella scelta tutti hanno capito che la Dal Colle voleva cambiare».

E il cambiamento più forte è testimoniato dal fatto che la consueta visita aziendale, prevista per gli appuntamenti di «Serate di Marca», non è stata possibile. Terminata la produzione di colombe per la Pasqua, alla Dal Colle stanno infatti compiendo un trasloco per portare tutto lo stoccaggio in due centri logistici nuovi di zecca: uno da 7mila metri quadri scaffalati a un chilometro dallo stabilimento di Colognola per le merendine, e uno da 16mila metri per le ricorrenze ad Affi.

«Ci serve spazio» spiega Beatrice «perché se tutto va bene nel 2017 vogliamo installare una nuova linea produttiva molto tecnologica e costosa».

Nel frattempo il gruppo ha diversificato i prodotti fino al pan di Spagna e ai croissant salati e sta raggiungendo i 45 milioni di fatturato, mentre Egidio, in collaborazione con le cantine Pasqua, si dedica alla produzione di Valpolicella Superiore e Amarone. Con un nome che è tutto un programma: «Mai dire mai».

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